Con l’avvicinarsi del Carnevale torna in scena il gioco della Ruzzola del formaggio, uno sport popolare e un po’ bizzarro praticato da secoli dal Nord al Sud Italia con un disco di legno duro di diametro variabile a seconda del regolamento adottato. Si tratta di una disciplina sportiva riconosciuta dalla Federazione Italiana Giochi e Sport tradizionali (FIGeST), un organismo sportivo con sede a Perugia riconosciuto dal Consiglio Nazionale del CONI, che regolamenta antiche pratiche e attività con un folto seguito di appassionati. Attualmente questo hobby è diffuso soprattutto in Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Abruzzo, Marche, Lazio, Calabria, Campania. Uno spettacolo da non perdere, amato da coloro che prediligono la vita all’aria aperta, l’ambiente pulito e l’aggregazione.
Le origini della Ruzzola del formaggio
La Ruzzola deve il proprio nome alla nascita della ruota. Secondo alcuni studiosi le sue origini risalgono al periodo etrusco. La testimonianza è un affresco nella tomba delle Olimpiadi di Tarquinia la cui parete laterale destra raffigura il discobolo, rappresentato nella tipica posizione del lanciatore di formaggio. Questo sport era praticato presso i Romani che chiamavano tubo o tronchus la ruzzola. Persino Galileo la cita nel “Dialogo sopra i Massimi Sistemi” a proposito del moto rotatorio, facendo riferimento ad Aristotele. Nel corso dei secoli la tradizione si è tramandata di generazione in generazione per giungere sino a noi.
Le regole del gioco
Dal punto di vista tecnico la disciplina è semplice. La ruzzola solitamente ha un diametro di 13 cm. Si tratta di un gioco itinerante che si svolge per strada in cui, al posto del disco di legno, a volte si usa una forma di formaggio stagionato appartenente a varie tipologie e categorie di peso. La sfida consiste nel lanciarla avvolgendola a uno spago, trattenendone il capo, per imprimere velocità alla rotazione. L’obiettivo è di far percorrere alla ruzzola (o alla forma di formaggio) più strada possibile per raggiungere il traguardo con il minor numero di lanci. Spesso si gioca a squadre rigorosamente all’aperto su percorsi delimitati, su strade campestri o asfaltate. Vince la squadra che supera l’avversario in distanza percorsa, a parità di lanci programmati. Il premio è la forma di formaggio utilizzata nel gioco.
La Ruzzola del formaggio di Pontelandolfo
Nel sud della penisola, in Campania, la memoria del gioco è rimasta viva nel Sannio, a Pontelandolfo, dove probabilmente venne introdotto nel 1300 dagli abitanti della Ciociaria in fuga per contrastare la peste. Qui nel periodo carnevalesco i cittadini si dividono in due squadre e si sfidano lanciando forme di formaggio di varia pezzatura, che possono raggiungere anche il peso di 20 kg, lungo un percorso che si snoda nel centro del borgo sannita da Piazza Roma alla Cappella di San Rocco. La maggior parte delle volte si utilizza il pecorino. Al posto del disco talvolta viene usata una forma di formaggio stagionata, come avveniva anticamente. Vince chi arriva al traguardo impiegando il minor numero di lanci.
La tradizione del lancio del formaggio a Dasà
In Calabria si gioca sin da tempi remoti in alcuni centri del comprensorio montano delle Serre Calabre come, ad esempio, Spadola e Dasà nel Vibonese. Durante il Carnevale qui ci si ritrova in strada per dar vita all’insolito diletto con una forma di pecorino di circa 1,1 Kg, prodotto dai massari della zona, lanciata lungo le strade del paese. Chi con meno colpi raggiunge il traguardo prima degli avversari vince un formaggio. Affinché il tiro sia valido occorre che vi sia campo visivo tra il punto di lancio e quello di arrivo della forma, sulla quale si applica un foglio di carta bianca. Se il formaggio si frantuma, si continua con “u ruaju”, una piccola ruota in legno che è la riproduzione esatta del formaggio.
Lo “Jocu di lu casu” di Spadola
A Spadola, piccolo borgo di poco più di 800 anime, si annovera lo “Jocu di lu casu”. È uno dei giochi più evocativi praticati dai nonni spadolesi. Si usa un formaggio vaccino di circa 2,5 kg. La gara avviene tra due squadre formate in genere da 4 o 6 giocatori lungo un percorso di 800 metri sia all’andata che al ritorno. Ogni concorrente inizia il proprio turno di lancio dotandosi di un laccio per spingere il formaggio il più lontano possibile. La compagine che, a parità di lanci, raggiunge la meta prefissata si aggiudica la manche di andata. Nella seconda fase del gioco, si compie il percorso inverso. Bisogna vincere entrambe le manche. La sfida rappresenta un momento di convivialità in grado di accendere gli animi del pubblico e dei giocatori. Si disputa nei fine settimana del mese precedente al Carnevale per culminare il martedì grasso con la gara finale tra le squadre in competizione. Si conclude con una cena conviviale per apprezzare sia il formaggio posto in gioco sia le specialità tipiche della cucina calabrese.
Il Lancio del Maiorchino a Novara di Sicilia
Nel periodo di Carnevale nell’antico borgo messinese di Novara di Sicilia, incastonato tra i Nebrodi e i Peloritani, le strade diventano lo scenografico palcoscenico di un gioco antichissimo: il Lancio del Maiorchino (in dialetto “a maiurchèa”). Il tipico formaggio pecorino di produzione locale è il protagonista di una gara singolare che si svolge nel mese di febbraio. È una sfida di origini seicentesche, giunta quest’anno alla 33^ edizione, che affonda le proprie radici nella cultura pastorale locale.
Il torneo, un tempo riservato solo agli uomini, coinvolge sia gli abitanti del luogo sia visitatori dei paesi limitrofi. Si arricchisce di un’atmosfera conviviale e di sana competizione. La sfida consiste nel fare ruzzolare le forme di Maiorchino, il cui peso varia dagli 8 ai 13 kg, lungo le viuzze del centro storico del paese. Il percorso tradizionale inizia dalla cantuea da chiazza, la via Duomo, fino a concludersi al traguardo (a sarva). Per lanciare il formaggio e imprimere velocità al tiro, inquadrando la giusta direzione, la forma è avvinta ad un laccio (‘a lazzada) lungo la circonferenza. Si aggiudica la vittoria la squadra che taglia per prima il traguardo con il minor numero di lanci. Dal 2006 la Festa del Maiorchino è è iscritta nel Registro delle Eredità Immateriali della Regione Sicilia – Libro delle Celebrazioni.










